11 aprile 2013

Una sorta di movimento

Tempo sospeso in bolle di sapone insieme ad un mattino che ha il sole negli occhi.
Leggere e rileggere, ritrovarsi nelle parole di una lettera scritta disperatamente tentando altrettanto disperatamente di autodefinirsi e scoprire che finalmente non servono più.
Ché finalmente quel che sentivo ora parla da solo in una lingua diversa.

Avevo scritto semplicemente più veloce della vita.
E forse lei è stata costretta ad ascoltarmi. E io ad aspettarla.

Aspettare, difficile da fare.
Semplice da dire.

Sembra un termine così vuoto e statico.
Invece porta con sè un tumulto di emozioni da dover semplicemente vivere, perché quel che devi fare è stare fermo ad ascoltare.
L'aspettare ti chiede di vivere il presente, è una lezione che devi imparare.
Aspettare, desiderare.

E poi senza pensare un passo dopo l'altro assecondi il vento, che prima soffiava solo dentro, e come il polline ti fai spandere altrove.
Oltre, finalmente.

Una fioritura che non ti aspettavi, perchè nell'aspettare non puoi immaginare.
Ti è proibito, troppo simile a un'aspettativa, che non ti puoi permettere.
Sei sola lì, schiacciata nel presente, costretta a guardarlo in faccia quel posto che hai sempre bristrattato in favore di un passato riveduto e corretto e di un domani sempre più roseo in cui sperare.
(Scrivere del silenzio ha aperto un coperchio.
Uscire di scena mi ha liberato dal dovere di scrivere.)

10 aprile 2013

Duetti


Così, per ricordarmi che
certe situazioni si vivono a due voci.

04 aprile 2013

Silenzio

Un posto abbandonato.
Libero di decrostrursi, lasciando trasparire l'anima che l'ha animato.
Non riesco a decidermi ad abbandonarlo completamente e ogni tanto ritorno, a trovare quella che ero.
Ho superato lo spaesamento di non riconoscermi più.
Ugualmente mi chiedo cosa potrei mai raccontare, in queste pagine che continuano a rimanere bianche.

Aspetto anch'io il sole, attendo di potermi spogliare di questi strati fastidiosi e lasciar asciugare al sole tutto il passato.

La musica mi accompagna, disegno tanto.
Lavoro tanto.
Sogno tanto.

Mi piace quel che ho trovato.
Mi piace riuscire a scorgere in piccoli gesti l'amore che mi mancava.
Che non riuscivo a vedere.
Anche il secchio della spazzatura svuotato assume mille significati e mi ritrovo a pensare a quanto si può essere ciechi e sordi.

Oltre ciò, guardo le cicatrici e sembrano più le venature di un albero che ferite.
Forse neanche più si ricordano che lo sono state.

E mi godo anche questa uscita di scena.
Anch'io come questo posto, libera di decostruirmi, di inventarmi da capo.

Grazie per tutto il calore, il supporto e le parole.
(Quando mi si è aperta la terra sotto i piedi, in una mattina di giugno la prima persona che mi ha lanciato la corda per non cadere è stato qualcuno che non ho mai visto, ma rimarrà come una sorella per sempre. Potere di questi posti.)

A presto. Sapete dove trovarmi.
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